C’era una volta il tutto esaurito

Settembre 18, 2008

L’ottanta per cento di abbonati in più rispetto alla scorsa stagione non deve ingannare. Il Dall’Ara continua a essere il catino semivuoto degli ultimi anni. Inutile sciorinare ancora una volta le ragioni dei tornelli, della sicurezza, delle televisioni, che rendono sempre meno appetibile il sedile giallo, sbiadito e spesso poco pulito dello stadio. Fermiamoci solo sui numeri, nudi e crudi. Domenica 14 settembre è stata, senza timore di cadere nell’enfasi, una data storica. Per almeno due motivi: la prima uscita casalinga del ritorno in serie A e la prima partita della nuova era Menarini, la famiglia che traghetterà il Bologna verso i suoi primi cento anni di vita. Non bastasse, Bologna-Atalanta era anche l’occasione per festeggiare (e confermare) sul campo il trionfo di San Siro. Insomma, poteva essere una piccola festa del calcio cittadino, non fosse stato per il primo freddo di stagione. Ebbene, gli spettatori complessivi (compresi i 14.860 abbonati e i circa 1.300 bergamaschi) sono stati contati in 17.809 unità. Forse 35.618 occhi suonerebbe meglio, ma la conta si fa sui crani. E di teste, quella domenica, ce n’erano veramente poche, per essere un debutto fra le mura domestiche. La statistica, fredda e incolore che sia, ci aiuta a inquadrare il calo vertiginoso dell’affluenza del pubblico. Dal secondo ritorno in serie A del 1996, il decremento di spettatori medi è stato tristemente e irreversibilmente costante. Eccettuato l’anno di Baggio (stagione ‘97-’98), quando ogni domenica le presenze superavano le 32.200 unità, negli ultimi anni si è passati dai 28.848 del 1999 ai 19.004 del 2005, anno dell’ultima retrocessione. Ovvero più di duemila persone in meno ogni campionato. E pensare che una stagione di serie B incolore come quella del 1986-87 (chiusa al decimo posto) aveva attirato allo stadio un pubblico medio di 17.233 presenze a partita. Stessa cifra, decina più, decina meno, per l’annata ‘95-’96, quando il Bologna reduce dalla C1 ottenne la seconda promozione consecutiva e finì in serie A dove, alla prima giornata, incontrò la Lazio di Signori, Nesta, Protti e Nedved davanti a 21.000 persone. Cioè quattromila in più rispetto all’esordio di domenica scorsa. Evidentemente, prima della costruzione del nuovo stadio ad opera dell’attuale dirigenza, soltanto Vasco, la Juve e pochi altri eventi riusciranno a riempire il Dall’Ara. Che, a 81 anni di vita, dimostra tutti i suoi anni. E forse qualcuno di più.

Da Mantova a San Siro

Settembre 11, 2008

Gli eroi silenziosi e decisivi, dalla B alla A. Ricomincio dalla B. Se lo saranno detto e ridetto (senza autocommiserazioni, per carità) alcuni dei piccoli grandi eroi che la scorsa stagione furono decisivi nelle partite finali del campionato cadetto. Vero, la storia non si scrive coi “se”. Il condizionale non è materia di studio nel calcio. I fatti, crudi e semplici, avranno sempre la meglio su ipotesi retroattive.

Eppure ogni tanto sarebbe bello fermarsi e pensare a cosa sarebbe stato se, per esempio, il diagonale di Fava non fosse entrato al Martelli di Mantova o uno slalom da funambolo di Bonetto non ne avesse innescato l’azione. Ecco due personaggi che, ironia o cattiveria del destino, sono stati determinanti nello scrivere un pezzo di storia del Bologna e che oggi si ritrovano a combattere sugli stessi campi da dove avrebbero dovuto spiccare il salto di categoria. Sono stati due eroi silenziosi.

Il primo, Fava, perché il gol lo ha conosciuto per la prima volta solo alla quarantesima giornata. Il secondo, Bonetto, perché di reti non ne ha mai segnate, anche se bucava le difese con traversoni mozzafiato. Ora hanno ricominciato da Salerno e da Livorno una carriera che avrebbe potuto offrir loro ben altre strade. Erano sul pullman della festa, in piazza Maggiore, idolatrati per un trionfo di cui hanno avuto una buona percentuale di merito. Hanno lasciato Bologna. Senza far rumore. Senza proclami, senza rivendicazioni. Ma consapevoli, questo sì, che l’uno ha segnato il gol più importante della stagione e che l’altro è stato uno dei migliori terzini dai tempi della seconda promozione in A. Oggi guardano il “loro” Bologna trionfare a San Siro.

I loro palcoscenici si chiameranno Cittadella, Sassuolo, Empoli e Frosinone. Ancora per un anno, i loro nomi si perderanno nel buco nero in cui è stata inghiottita la serie B. Forse un giorno rientreranno nel cerchio del riflettore, lì dove ora alloggiano, con merito, gli uomini di Arrigoni. Uomini record, capaci di infilare una striscia positiva che, fra amichevoli e gare ufficiali, ha resistito dal tracollo di Grosseto del 10 maggio scorso. Il nuovo Bologna, pieno di novità (11 acquisti quest’estate), ha un’eredità da preservare, un lascito che gli deriva anche da quei due personaggi ora in cerca di rivincite su altre piazze. La passata stagione, infatti, ad ogni sconfitta è sempre arrivata una vittoria. È stato il segreto per arrivare fin qui. Guai, d’ora in avanti, perdere questa rara attitudine.

Coppa Europa Centrale: è Semifinale

Luglio 7, 2008

Forte del 6-1 dell’andata al Littoriale, tuttora la massima vittoria rossoblù in una gara internazionale, il Bologna si presentò l’8 luglio 1934, esattamente settantaquattro anni fa, sul campo del Rapid Vienna. Era il ritorno dei quarti di finale della Coppa Europa Centrale e i padroni di casa, con tre reti nei venti minuti finali, si avvicinarono soltanto ad una rimonta che avrebbe avuto dell’incredibile: 4-1 il punteggio in favore degli austriaci, di Reguzzoni il gol del momentaneo 1-1, tutte di Binder le quattro reti viennesi. Il Bologna proseguirà così il suo cammino che lo porterà per la seconda volta alla conquista della prestigiosa competizione continentale.

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