Il nuovo centro del mondo
11 marzo, 2010
Dopo l’elezione a presidente di Barack Obama, che ha vissuto molti anni a Chicago e la candidatura alle Olimpiadi del 2016, tutti guardano alla metropoli sul Lago Michigan. Ce la racconta lo scrittore egiziano ‘Ala Al-Aswani che le ha dedicato un romanzo. I Viaggi
Lo scorso novembre, in un’intervista a un giornale francese, il primo cittadino di Chicago, Richard M.Daley, si diceva sicuro che, con l’elezione a presidente di Barack Obama e con la candidatura alle Olimpiadi del 2016, la metropoli sul Lago Michigan sarebbe diventata “il centro del mondo”. Alla certezza del sindaco della terza città americana per numero di abitanti, si è aggiunta un’inchiesta del mensile americano GQ che, dopo aver eletto qualche anno fa Chicago “città con i migliori ristoranti di tutti gli Stati Uniti”, l’ha nominata “City of the Year”.
Quattro, le ragioni che giustificano il titolo. Prima di tutto la politica: Chi-town, come chiamano la città i chicagoans (i suoi abitanti), è dove ha vissuto e lavorato dal 1985 Obama (che ha qui una casa e assicura di tornare spesso, appena libero dagli impegni presidenziali) e dove il sindaco democratico Daley viene considerato uno degli amministratori locali più attenti all’ambiente. La seconda ragione riguarda il cinema: a Chicago sono stati ambientati film cult come Blues Brothers, ispirato alla grande tradizione musicale blues della città; Gli Intoccabili, che racconta l’epoca del Proibizionismo e di Al Capone; e il più recente Cavaliere oscuro, ultimo grande successo della saga di Batman.
Terza ragione, l’architettura: proprio di fronte al lago Michigan è in costruzione la sinuosa Chicago Spire di Santiago Calatrava che sarà, una volta ultimata nel 2012, una delle torri residenziali più alte al mondo con i suoi 610 metri e 150 piani. I chicagoans sono certi che il grattacielo verrà adottato come nuovo simbolo degli Stati Uniti, oltre che della loro città, che è considerata la capitale americana dell’architettura.
Il primato non nasce oggi, fu conquistato nel 1885 con la costruzione, in ferro e cemento, del primo grattacielo al mondo (demolito nel 1931) in S.Clark Street, arteria ancora esistente nel Loop, il centro storico, finanziario e commerciale della città. Chiamato così perché delimitato dal circuito a forma di “cappio” della metropolitana sopraelevata (L Train) in funzione dal 1882. Seguì nel 1893 il grandioso Expo Universale con le sue maestose architetture di cui rimangono solo poche testimonianze al Jackson Park: una di queste è il Museum of Science and Industry.
Pietra miliare dell’architettura moderna è la Chicago School of Architecture, uno dei movimenti più innovativi tra fine ‘800 e inizio ‘900, che realizzò una serie di edifici in ferro, cemento e vetro, tecnologicamente all’avanguardia per quei tempi, privi di inutili ornamenti e abbelliti solo con qualche citazione neoclassica. Molti di quei palazzi sono ancora visitabili attraverso un tour
I più celebri architetti di quella stagione furono Louis Sullivan, Martin Roche e Dankmar Adler, nel cui studio si formò Frank Lloyd Wright. La quarta ragione del primato di Chicago, “my kind of town”, come cantava Frank Sinatra, è la Letteratura: The Windy City, soprannome dato alla città per il vento freddo (The Hawk) proveniente dal Lago Michigan, ha dato i natali o ha ospitato grandi romanzieri come Ernest Hemingway, che è nato a Oak Park (a una quindicina di chilometri dalla metropoli, dove si può visitare la sua casa natale al numero 339 di Oak Park Avenue, www.ehfop.org), Saul Bellow (nativo del Canada, che ha vissuto a lungo, fin dall’infanzia, nella città), John Dos Passos, Theodore Dreiser, Edgar Rice Burroughs (l’inventore di Tarzan), Raymond Chandler e David Mamet. Sui quattro elementi, ma anche su altri, che hanno fatto eleggere Chicago “città dell’anno”, ragioniamo con lo scrittore egiziano ‘Ala Al-Aswani che ha vissuto a lungo nella metropoli dell’Illinois e ha da poco pubblicato il romanzo di grande successo



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