Two Lovers
4 aprile, 2009
LE CONSEGUENZE DELL’AMORE E DELLA PASSIONE

TWO LOVERS di James Gray
Il giovane e talentoso regista newyorkese James Gray continua ad aggirarsi nei vicoli di Little Odessa, il quartiere russo ebraico a sud di Brooklyn, dove, nel 1994, quando di anni ne aveva appena ventiquattro, aveva girato LITTLE ODESSA e due anni fa l’eccellente I PADRONI DELLA NOTTE.
In TWO LOVERS Leonard (Joaquin Phoenix) è un giovane irrequieto, quasi un border line, vive con mamma e papà e lavora nella lavanderia a secco di famiglia. Un amore finito male gli ha lasciato un vuoto che non riesce a colmare e una sindrome bipolare che lo fa oscillare pericolosamente tra fosche depressioni e sterili euforie. La tendenza suicida mal si accorda tuttavia con il suo carattere solare e una naturale simpatia che lo rende ben accetto a tutti. Si aggira spesso tra le vie del suo quartiere con una macchina fotografica, le sue foto sono sempre in bianco e nero, ma i suoi paesaggi sono vuoti, la gente dov’è? le chiede un giorno un’amica, bè, la gente c’è ma è dall’altra parte della foto, la sta guardando, le risponde lui senza stupirsi. Dopo l’ennesimo tentativo di suicidio il giovane incontra due ragazze che nel giro di pochi giorni movimentano la sua vita: una vicina di casa, Michelle (Gwyneth Paltrow), bella ed elegante, tanto sofisticata quanto invischiata in una love story sgangherata con il suo datore di lavoro, e Sandra (Vinessa Shaw) figlia di un ebreo newyorkese che vorrebbe acquistare il negozio di suo padre.
Le atmosfere livide e sanguigne di LITTLE ODESSA e de I PADRONI DELLA NOTTE si stemperano qui in una commedia dei sentimenti tutt’altro che banale, in una New York di provincia, grigia e autunnale dove il nostro sgualcito protagonista oscilla tra i fantasmi della passione e i più comodi, ma anche teneri, approdi di un classico fidanzamento con una giovane bella e semplice in un rapporto senza scosse.
La regia di Gray è davvero eccellente nel dipingere ed animare il quartiere che lui predilige e che lo ha visto bambino. Sorprende la bellezza asciutta, quasi scarnificata dei dialoghi e l’incedere lieve e nel contempo drammatico di una storia di personaggi concreti, senza buoni e cattivi e senza paradisi fittizi da conquistare. La vita di Leonard non è nemmeno un inferno, forse è solo un limbo, finché non irrompe l’amore nelle sue forme indecifrabili.
Il film si apre con un tentativo di suicidio raccontato senza inutili sottolineature, scaraventandoci senza violenza nella vita del protagonista. Il ragazzo si getta nella baia mentre ha ancora nelle mani un vestito appena lavato da consegnare, riemerge poco dopo e ritorna a casa infreddolito, con le scarpe piene d’acqua ed entra in casa come se niente fosse successo. Immagini e suoni si accordano qui in un impasto di sobria bellezza senza inutile compiacimento.
Gli attori, tutti sorprendentemente bravi, a cominciare da Phoenix, si lasciano trasportare dall’ottimo Gray in questo paesaggio invernale con figure.
Il finale, che per ovvi motivi non è il caso di raccontare, ci regala un esito inaspettato ma non così inconsueto per chi ama il grande cinema. Qualcosa più di un eco ci rimanda ad un altro straordinario finale (PARTITURA INCOMPIUTA PER PIANOLA MECCANICO, Nikita Mikalkov), il nostro eroe si accorge che la vita, l’amore e forse anche il desiderio, si trovano sorprendentemente dove non li aveva cercati.
Probabilmente la felicità è proprio lì, mansueta e sorniona, che ci attende tra le pieghe del quotidiano.
GABRIELE VEGGETTI



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