Figlio di Gheddafi arrestato in Svizzera,la Libia “chiude i rubinetti”

25 Luglio, 2008

Sospese le forniture petrolifere e minacciate altre sanzioni

BRUXELLES — Alla fine, il colonnello ha chiuso gli uffici della Nestlé a Tripoli, ha chiuso in gattabuia due dirigenti dal passaporto elvetico (ospitati in cella con una ventina di detenuti comuni), e ha chiuso anche il resto che più conta, cioè i rubinetti e — forse — i portafogli: minaccia di ritiro dei fondi libici dalle banche elvetiche, e da subito niente più petrolio libico alla Svizzera, almeno fino a quando non «chiederà scusa» per l’arresto di Hannibal.

E’ l’ultimo atto della crisi diplomatica apertasi fra Tripoli e Berna: e al centro c’è proprio lui, Hannibal Gheddafi, 32 anni, figlio più giovane del leader della «Gran Jamahiria Araba Libica Popolare Socialista», bloccato per quasi due giorni a Ginevra insieme con la moglie in stato di avanzata gravidanza, sotto l’accusa di aver minacciato e percosso due suoi domestici nell’albergo di lusso dove aveva preso alloggio. Un arresto considerato da Tripoli «un crimine orribile», tanto da essere punito con quelle che i diplomatici svizzeri definiscono «preoccupanti misure di ritorsione». Forse anche perché Hannibal è «consigliere» della compagnia marittima che ha il monopolio quasi totale dei trasporti petroliferi nel suo Paese: ora le navi-cisterna già cariche sono state bloccate nei porti libici, e diverse navi svizzere in arrivo verrebbero tenute al largo, prive dell’autorizzazione all’approdo e al carico. Non un embargo ufficiale, ma fa certamente sentire i suoi effetti. Non solo: se non arriveranno le scuse ufficiali della Svizzera, la Libia preannuncia già imprecisate «nuove misure».

Ci sono anche i voli civili più che dimezzati, e quei due svizzeri detenuti «in condizioni molto dure», secondo le fonti del loro Paese, per presunte infrazioni alle norme sul permesso di soggiorno: insomma, per Berna «una situazione drammatica, inaccettabile». Altra conferma della tensione crescente: Micheline Calmy-Rey, capo del dipartimento federale degli affari esteri (l’equivalente della Farnesina italiana) ha interrotto le sue vacanze estive per seguire la situazione. L’ambasciata svizzera di Tripoli, com’ è prassi comune in certe situazioni e in certi Paesi, chiede ai propri cittadini già presenti in Libia di mantenersi costantemente in contatto. E a tutti gli svizzeri in genere, «sconsiglia» i viaggi turistici nel Paese, come altri viaggi «che non siano urgenti», almeno «fino a quando la situazione non sarà chiarita». La stessa ambasciata aggiunge comunque che per la Libia «la situazione politica generale può essere definita come stabile».

Nella notte si continua a trattare, le linee diplomatiche fra i due Paesi sono — come si dice in questi casi — roventi. Ma preoccupano anche le prime dimostrazioni di piazza, che già si sono avute a Tripoli. Da Zurigo, l’Unione Petrolifera ha precisato che solo un sesto del petrolio svizzero viene dalla Libia, e che non sarà difficile approvvigionarsi altrove. E però, secondo altre fonti citate invece dalla Bbc, la «dipendenza petrolifera» della Svizzera da Tripoli sarebbe ben più forte: arriverebbe addirittura al 50 per cento dei bisogni totali. Quanto ad Hannibal Gheddafi, non si sa se sia tornato a casa. Il suo arresto era stato compiuto il 15 luglio nell’albergo President Wilson di Ginevra, e si è concluso 48 ore dopo con una multa di 124.000 euro, più una cauzione addizionale di 186.000 per il rilascio della signora: i due coniugi erano giunti in Svizzera per farvi nascere il figlio. Sembrava solo uno dei vari episodi che nel tempo hanno avuto Hannibal come protagonista: un’altra zuffa in albergo, con pistola in pugno e successiva condanna a quattro mesi con la condizionale, a Parigi nel 2005; l’anno precedente, un fermo sugli Champs Elysées, per un semaforo rosso violato a gran velocità, qualche spintone e qualche bicchiere di troppo, secondo il verbale della polizia francese; e prima ancora, l’estintore calato su tre poliziotti italiani in un albergo di Roma.

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